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Chesterton: La Santa Croce e la scrittura

Oggi e domani (27 e 28 aprile) l’Ateneo Pontificio della Santa Croce ospiterà un convegno dedicato a investigare lo stato attuale, la missione e il destino dell’arte dello scrivere nel nostro mondo. In programma l’esposizione della mostra del #meeting13

Da “LA CROCE” di Andrea Vannicelli.

Presso la Pontificia Università della Santa Croce, a Roma, questo lunedì 27 e martedì 28 aprile 2015, si svolgerà il convegno internazionale «Scrivere. Per chi e perché. Gioie e fatiche dell’artista», sesto di una serie dedicata a «Poetica e Cristianesimo».
Tra i numerosi relatori, spicca quella del direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, del compositore romano Marco Frisina e del musicista tedesco Nikolaus Schapfl; tra i poeti sarà presente Alessandro Rivali, autore della prolusione al convegno; tra gli storici dell’arte Monsignor Timothy Verdon (direttore a Firenze dell’Ufficio Diocesano dell’Arte Sacra e dei Beni Culturali Ecclesiastici, nonché del Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore).
Le lingue ufficiali del convegno saranno l’italiano, lo spagnolo e l’inglese, con traduzione simultanea disponibile. Il tema principe del convegno è il processo di creazione di un’opera; si vuole entrare nella prospettiva di colui che è il soggetto di tale processo: sia esso musicista, scrittore, saggista, sceneggiatore o regista, architetto o pittore. Nelle comunicazioni si tratterà quindi di far luce, attraverso un’indagine accademica, sulla razionalità artistica (che talvolta è diversa dalla riflessione scientifica).

Che cosa succede in chi scrive ed elabora un’opera? Quali sono le sue inquietudini, domande, finalità? Si scrive per committenza, per soldi, per la società, per gli altri, per se stessi, per la comunicazione di un’opera? Qual è il “target group”? Si scrive per un pubblico plurale o per simpatizzanti? Divulgativo o per specialisti (studiosi o artisti)? Quali sono gli ostacoli che si incontrano e che cosa invece aiuta in tale percorso? La fede religiosa, e quella cristiana in particolare, quale incidenza potrebbe avere nel processo creativo di un’opera? Le prospettive da cui il tema verrà affrontato saranno molteplici: estetica, artistica, antropologica, ma anche di critica letteraria (il tema però dipartenza, in quest’ultimo caso, sarà la vita o la prospettiva dell’autore, non le sue opere in quanto tali).
La scrittrice Susanna Tamaro, in un’intervista realizzata di recente presso la Pontificia Università della Santa Croce (e disponibile sul sito) proprio per presentare il convegno, difende l’idea che la scrittura è un’arte veramente importante: è l’unica arte che permette all’uomo di entrare in contatto con la propria anima; è come una luce puntata all’interno dell’uomo che riporta in lui la chiarezza, che lo riporta al centro di sé stesso, che gli dà gioia. La scrittura – per quanto logorante per il corpo e per la mente – fa bene all’anima. Per Tamaro inoltre la scrittura non è destinata solo a esaltare ideali cinici; anzi, il cristianesimo ha ispirato magnifici capolavori. Scrivere fa bene all’anima: anche il solo fatto di tenere un diario personale e farlo leggere agli amici fa molto bene.

Il convegno ospiterà la mostra Il cielo in una stanza. Benvenuti a casa Chesterton, a cura dell’Istituto Chesterton di New York, con la collaborazione della Società Chestertoniana Italiana.
La mostra propone ai visitatori ben più che un’introduzione alla vita, al pensiero, alle opere del più celebre saggista e apologeta inglese del XX secolo: sulle orme del suo Innocenzo Smith (personaggio dell’Uomo vivo) permetterà di intrufolarsi letteralmente in casa sua, così che gli oggetti, i luoghi e le esperienze affettive che hanno plasmato il suo sguardo e i suoi scritti possano farci scoprire e riscoprire ciò che consente all’uomo di restare uomo, oltre le menzione e le riduzioni presenti dentro e fuori di noi. L’idea guida della mostra è il concetto chestertoniano (e cattolico) che l’eterno è conoscibile sempre e solo dentro il carnale, il terreno, e quindi dentro una cornice, un limite, associato all’idea dell’Uomo vivo secondo cui il miglior modo di ritrovare casa propria è uscire dalla porta, camminare sempre dritto, fare il giro del mondo e ritornare a casa: una casa veramente vissuta ha in sé il mondo intero e il cielo.

TUTTE LE INFO SULLA MOSTRA: Il cielo in una stanza: benvenuti a casa Chesterton