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A Brugherio la mostra su Rolando Rivi

Una grande partecipazione di pubblico per la mostra “Io sono di Gesù! Beato Rolando Rivi, testimone della verità”, a Brughiero dal 24 al 31 gennaio, ecco la testimonianzee degli organizzatori

Com’è nata l’idea di proporre la mostra nella vostra città?
L’idea di portare la mostra a Brugherio nasce da alcuni avvenimenti ed incontri avvenuti in questi anni ad un gruppo di amici.
Marta aveva partecipato con un gruppo di ragazzi delle medie, ad un incontro testimonianza con Emilio Bonicelli e successivamente aveva visto la mostra presentata al Meeting per l'amicizia fra i popoli, nel 2013.
Franco, tramite alcuni amici del Centro Studi per la Cultura Popolare di Reggio Emilia, era venuto a conoscenza della figura di Rolando quando si era agli inizi del percorso che lo avrebbe visto proclamato Beato nel 2013.
Abbiamo organizzato la mostra a Brugherio proprio per proporre la figura di Rolando per fare conoscere, come recita il titolo,”
La vita, la testimonianza di fede e il martirio di un ragazzo che voleva essere tutto e solo di Gesù”.
Abbiamo quindi deciso di presentare la mostra nella settimana che ogni anno la nostra comunità pastorale dedica all’educazione. La nostra proposta è stata accolta e calorosamente appoggiata dal parroco don Vittorino ed ha ottenuto il patrocinio dell’Amministrazione comunale.

Quale ruolo ha ricoperto nella mostra l'organizzatore, curatore, ecc.?
Il gruppo che ha predisposto l’organizzazione della mostra era composto da sette persone (Angelita, Armida, Carlo, Franco, Marta, Maurizio e Paolo), che con ruoli diversi si sono aiutate e hanno dato origine ad una vera esperienza di condivisione.
Questo ha facilitato tutto il lavoro di preparazione e la soluzione dei problemi, dovuti ad esempio al fatto che per la prima volta si organizzava un evento di questo tipo in un luogo pubblico, con il patrocinio del Comune ed il coinvolgimento della Comunità Pastorale.
Ciascuno si è fatto carico con serietà e professionalità di una parte del lavoro, lo ha affrontati in prima persona e coinvolgendo gli altri.

Ci sono stati dei volontari che hanno partecipato alla mostra e in che modo si sono coinvolti?
Per l’organizzazione e la gestione della mostra si sono coinvolte 30 persone, che hanno prestato il loro contributo come guide (17) e segreteria (13): catechiste, insegnanti di scuola elementare e media, impiegati, pensionati e casalinghe.
La formazione delle guide è stata fatta durante due incontri: il primo è stato tenuto dagli amici di Reggio Emilia, Luciana e Giancarlo Staccia, il secondo da Marta.
In quelle due occasioni è maturata la consapevolezza dell’importanza della figura di Rolando Rivi che molti di noi conoscevano genericamente e della grande occasione che avevamo nel far riscoprire questa figura alla nostra città.

C’è stata molta affluenza? In particolare chi sono stati i maggiori fruitori della mostra: giovani, meno giovani, adulti, bambini o scuole?
L’incontro di apertura della mostra, tenuto dal dott. Emilio Bonicelli, è stato molto apprezzato ha visto la partecipazione di circa 120 persone.
La mostra è stata visitata da circa 600 persone in sei giorni, da sabato 24 a sabato 31 gennaio. Tra i visitatori soprattutto: gruppi di catechismo, un gruppo di chierichetti della parrocchia, giovani delle scuole elementari, medie, superiori e universitari. Non sono mancati: singole famiglie, adulti e nonni (in visita singolarmente o in gruppo) e alcuni sacerdoti.
La provenienza è stata varia: da Brugherio e da città limitrofe (Concorezzo, Vimercate, Cologno Monzese, S. Damiano e S. Albino, Carugate, Sesto S. Giovanni, oltre a Milano). Alcune persone, che hanno i genitori a Brugherio, sono arrivate dal Trentino Alte Adige per vedere la mostra.
Purtroppo è mancato il coinvolgimento delle scuole elementari e media a cui avevamo portato le locandine della mostra e la partecipazione dei ragazzi del catechismo di alcune parrocchie della Comunità Pastorale.

Ci racconterebbe la sua personale esperienza in mostra: persone incontrate, fatti accaduti, aneddoti, persone e realtà coinvolte o testimonianze particolari?
Gli organizzatori sono rimasti molto colpiti da quello che la figura di Rolando ha suscitato in loro e nei visitatori, che erano spesso commossi al termine della visita, e dai rapporti di amicizia nati. Dai pensieri lasciati sul libro delle dediche, spesso viene ripetuta la parola “grazie”, che testimonia della profonda gratitudine di chi ha avuto la possibilità di conoscere e incontrare questo giovanissimo martire cristiano.
Nicola, un ragazzino di 12 anni, ha chiesto di fare la guida perché era rimasto molto colpito, quando altri avevano fatto da guida a lui al Meeting; (nella foto in allegato si vede mentre spiega ad un gruppo di ragazzi di catechismo).

Marta Mandelli: da quando ho conosciuto Rolando (appena uscito avevo divorato il romanzo "Il sangue e l'amore", poi mi è stato suggerito di rivolgermi a lui per un nipotino che sarebbe nato di lì a poco con seri problemi di salute; infine ho visto la mostra al Meeting e qualche mese dopo ascoltato Bonicelli), è sorto in me il desiderio di raccontare a tutti la sua storia, così semplice e radicale. In particolare, facendo catechismo in parrocchia, ho pensato ai bambini che mi vengono affidati, così bisognosi di esempi affascinanti e reali di vita cristiana. L'occasione della mostra su Rolando ha prodotto tanti frutti di cui sono molto grata: una maggiore consapevolezza che l'essere di Gesù è l'unico modo per essere vivi sempre; il desiderio più intenso di condividere con tutti l'esperienza di vita nuova generata dalla fede; l'amicizia rinnovata e approfondita con le persone che a vario titolo si sono coinvolte in questa avventura.

Armida Brambilla: ho coordinato le diverse fasi di organizzazione della mostra e ho fatto da guida ad alcuni gruppi. Ritengo che la figura di Rolando sia profondamente attuale e mi aiuta a giudicare in modo diverso anche ciò che sta, purtroppo avvenendo nel mondo. Il fanatismo e la violenza e non potranno mai prevalere, e ciò che è nato e che nasce dal sacrificio di tanti martiri cristiani anche contemporanei, dimostra proprio questo. La mostra è stata per me una testimonianza grande di fede, di speranza e di carità.

Maurizio Quadrio: ho dato il mio contributo soprattutto nella fase di preparazione della mostra. Non nascondo che il titolo della mostra “io sono di Gesù” mi avesse creato qualche imbarazzo iniziale. Questa titubanza è stata ampliamente superata quando ho conosciuto in modo approfondito la figura di Rolando Rivi, il suo sacrificio e la sua testimonianza.
Il lavoro fatto insieme agli amici e i fatti avvenuti in quei giorni sono stati una vera provocazione e hanno aumentato la consapevolezza che veramente “io sono di Gesù”.