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La mostra di Jean Francois Millet a Muggiò

Dal 15 febbraio al 1 marzo 2015 presso il Centro Culturale P. P. Pasolini si è tenuta la mostra "Un dramma avvolto di splendori. Uomini e donne al lavoro nella pittura di Jean Francois Millet". Ecco l'intervista a Lorenza Cavalletti, presidente dell’Associazione don Luigi Bonanomi di Muggiò (Monza e Brianza) che ha curato l'esposizione.


Come è nata l’idea di proporre la mostra nella vostra città?
Nel corso del 2014 e nelle prime settimane del 2015 abbiamo realizzato una serie di incontri interni all’associazione e pubblici sul tema del lavoro, non nella logica dei dibattiti ideologici ma come questione aperta, sia per chi ha perso il lavoro o lo sta cercando sia per chi lavora. La questione del lavoro è una dimensione decisiva per ciascuno di noi, come senso dell’esistenza innanzitutto.
Abbiamo visto un film e ne abbiamo discusso, abbiamo realizzato incontri con testimoni di percorsi di lavoro, giovani e adulti che non si sono lasciati vincere dalla disperazione o dallo sconforto, ma che si sono giocati con le diverse circostanze: ecco, l’idea della mostra è nata da qui, come ulteriore occasione di guardare un certo modo di descrivere il lavoro, di viverlo senza lasciarsi sopraffare dal “dramma”, come recita il titolo della mostra stessa.

Quale ruolo ha avuto nella mostra? Ci sono stati volontari che hanno partecipato e si sono coinvolti?
In qualità di presidente dell’associazione che ha promosso l’evento mi sono occupata di molte cose relative alla supervisione e all’organizzazione, i contatti con l’Amministrazione Comunale per il patrocinio e la concessione degli spazi nonché la partecipazione ai turni per l’apertura dei locali, le visite guidate e altri aspetti concreti condivisi con gli altri 30 amici che hanno collaborato, a vario titolo, alla predisposizione di un fatto organizzativo abbastanza complesso.
Un plauso a questi amici, soci e simpatizzanti dell’associazione, che hanno curato la ricerca e il rapporto con gli sponsor (commercianti e artigiani in particolare), il trasporto, l’allestimento, le luci, gli elementi creativi e aggiuntivi (attrezzi del lavoro, coreografie floreali, ecc.), l’organizzazione dell’incontro inaugurale con la prof.ssa Grazia Massone e degli altri incontri durante la mostra stessa, l’accoglienza e le visite guidate, la cura della pagina di Facebook e i contatti con i media locali.

C’è stata molta affluenza?
La mostra è stata visitata da quasi mille persone nelle due settimane di apertura, in prevalenza adulti, oltre ad alcune classi del locale Istituto superiore e di bambini della scuola di primo grado. Alcuni pensionati si sono emozionati nel rivedere se stessi bambini nei campi o i loro genitori nei gesti, nei vestiti, nelle immagini stesse della campagna francese non dissimile da quella lombardo-veneta.
Inoltre l’utilizzo dei social media ha permesso di raggiungere persone che altrimenti non avrebbero nemmeno saputo dell’iniziativa; i social stanno integrando le forme più tradizionali della comunicazione, sia visiva che stampata.

Cosa le rimane dell’esperienza realizzata?
Mi preme raccontare il fatto, già sopra accennato, che durante la mostra sono state organizzati incontri con testimoni del mondo del lavoro, con esiti veramente sorprendenti: un manager delle risorse umane, un imprenditore di un business internazionale, un ricercatore universitario, il presidente del Banco Alimentare. Persone che hanno visitato la mostra e ci hanno raccontato, in brevi incontri e alla presenza degli altri visitatori, la loro esperienza a partire dalle suggestioni dei dipinti, del lavoro delle madri, della nobiltà nella fatica materiale.
Commovente l’accostamento che un Cardiochirurgo Pediatrico ci ha fatto vedere, con la predisposizione di una presentazione proiettata, tra la postura dei contadini dell’Angelus con i medici di una sala operatoria di cardiochirurgia: la schiena curvata ovvero lo stesso inchino in rispetto di chi dona la vita, il riconoscimento di un dato, di un dono, di chi fa ripartire il cuore di una vita che riprende, che si riprende dopo un complesso intervento.
La mostra ci ha permesso di incontrare persone al lavoro, con se stessi e nel rapporto con la realtà, spesso drammatica: abbiamo detto testimoni, non testimonial, testimoni di un racconto, il racconto del proprio contributo alla costruzione del bene, del buono e del vero, nella buona e nella cattiva sorte.

In conclusione….
Musica e canzoni: il cantautore Walter Muto ci ha dedicato una serata di live music!
In un circolo popolare abbiamo ascoltato canti del lavoro, sulla base di una ricerca che l’artista ha realizzato, cimentandosi con un tema inedito a lui e alla sua tradizione, bevendo insieme birra con stuzzichini, con Sting e Gaber, Paul Simon e Lennon, Bruce Springsteen e altri. Una serata in cui desiderio e bisogni, fatica e giustizia, fabbriche e tecnologia si sono combinati “dentro e intorno” al lavoro: il tutto fatto con onore, avrebbe detto il poeta….