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“L’educazione è cosa di cuore e le chiavi del cuore le possiede solo Dio”

La mostra allestita al Meeting nel 2010 dal titolo “L’educazione è cosa di cuore e le chiavi del cuore le possiede solo Dio” è stata noleggiata a Cologno Monzese.

Vi proponiamo un articolo pubblicato su un giornale locale.


Dal 1 al 14 Novembre l’Associazione San Benedetto - amici delle opere di carità ha allestito nella Chiesa antica una mostra, che presentava il sistema educativo di don Bosco, come risposta all’emergenza educativa dei nostri tempi.

Papa Benedetto XVI in una lettera alla Diocesi di Roma nel 2008 ha affermato: “ Educare non è mai stato facile, e oggi sembra diventare sempre più difficile.”
In continuità con l’indicazione del Pontefice, i Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, hanno scelto di assumere l’educazione quale tema portante per il decennio 2010-2020 e noi abbiamo voluto con questa mostra dare il nostro contributo all’affronto di questo problema.

L’esposizione ha introdotto il visitatore in una tipica “esperienza educativo-evangelizzatrice”, quella Salesiana, caratterizzata dal criterio oratoriano, secondo cui ogni opera è casa che accoglie, cortile per incontrarsi da amici, scuola che avvia alla vita, parrocchia che evangelizza, perché “tutto è oratorio, tutto è abitato dal Mistero e conduce al Mistero.

Al centro c’era il metodo educativo di don Bosco, detto Sistema Preventivo, che aveva come scopo quello di “mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze” appoggiandosi su tre fattori: “ragione, religione e amorevolezza”.

Nello studio di don Bosco su un cartello era scritto “Dammi le anime”: questa era la sua principale preoccupazione educativa perché egli sapeva che, trascurando l’esperienza religiosa, l’umanità vien su zoppa “ Buoni cristiani, onesti cittadini”.

Nella Torino di metà ‘800 egli ha risposto all’emergenza educativa dell’epoca, aiutando a crescere centinaia di ragazzi, considerati piccoli delinquenti che vivevano ai margini della società: don Bosco vedeva ciascuno di loro come creatura di Dio, sulla quale Dio aveva un Progetto buono: “ In un giovane anche il più disgraziato c’è una corda sensibile del cuore”.

Quindi non un sociologo, ma un prete che ha saputo interpretare la solitudine di questi ragazzi e offrire loro una roccia sulla quale costruire la vita.

E’ stata una mostra che ha dato la possibilità a genitori ed educatori di paragonarsi con l’opera di questo Santo, ripensando alla propria posizione di adulto di fronte ai figli, ai ragazzi e ai giovani.

Per le classi elementari e medie, nonché per i gruppi della Catechesi dell’Iniziazione Cristiana, la visita alla mostra ha fatto incontrare un Santo, attraverso letture di fatti della sua vita.

I numeri parlano di questo interesse: 950 visitatori tra cui 15 classi e 3 gruppi di Catechesi.

All’interno della proposta della mostra abbiamo voluto approfondire il tema dell’educazione, presentando il libro sulla vita di un altro grande educatore, don Luigi Giussani, in un incontro al Teatro San Marco al quale hanno partecipato 200 persone.

Colpisce come in entrambi, alla base del rapporto con i giovani, ci sia stata una fiducia nella positività presente nel loro cuore e una sfida nei loro confronti, che valorizzava le potenzialità e smuoveva la libertà di adesione a Gesù e alla Chiesa.
E’ apparso evidente che l’emergenza educativa è l’adulto e sia don Bosco che don Giussani hanno saputo educare perché erano cristiani adulti.

Un punto chiaro scaturito dalla mostra e dall’incontro è che si parla di persone la cui presenza non si è esaurita con la loro morte, ma continua all’interno della Chiesa più viva che mai attraverso coloro che li seguono.

Clicca qui per noleggiare la mostra.
Puoi visualizzare anche la mostra allestita al Meeting 2014 dal titolo "La Società dell'allegria. L'Oratorio di Don Bosco: "Questa è la mia casa!"